Nordest: appunti di un headhunter tra storia d’impresa, economia e geopolitica

Sen­za geo­po­li­ti­ca non c’è economia.

Que­sto postu­la­to dal sapo­re ana­cro­ni­sti­co, la cui veri­di­ci­tà è pro­por­zio­na­le alla rile­van­za che la stes­sa discus­sio­ne geo­po­li­ti­ca con­ti­nua a con­qui­sta­re quo­ti­dia­na­men­te nei main media, ci indi­ca l’importanza di alle­na­re un pen­sie­ro stra­te­gi­co in gra­do di inter­cet­ta­re la tra­iet­to­ria di una comu­ni­tà, nel­la sua dimen­sio­ne sto­ri­ca, cul­tu­ra­le ed antro­po­lo­gi­ca ancor pri­ma che eco­no­mi­ca, ed indi­pen­den­te­men­te dai suoi vin­co­li formali.

Per ten­ta­re di orien­tar­ne l’evoluzione in fun­zio­ne del­le sue ambizioni.

Da cit­ta­di­no non autoc­to­no, feli­ce­men­te inte­gra­to e defi­ni­ti­va­men­te assi­mi­la­to, in quan­to tale for­tu­na­ta­men­te sol­le­va­to dal­le scel­te di cam­po duran­te i tan­ti der­by regio­na­li, ten­to que­sto eser­ci­zio con la pas­sio­ne di chi rivol­ge lo sguar­do ad un “luo­go del cuore”.

Al con­tem­po, è un eser­ci­zio al qua­le appli­co con la visio­ne e la sen­si­bi­li­tà di chi quo­ti­dia­na­men­te per mestie­re, si tro­va al fian­co di impren­di­to­ri e mana­ger in qua­li­tà di advi­sor per deter­mi­na­re scel­te orga­niz­za­ti­ve che sia­no coe­ren­ti con gli obiet­ti­vi stra­te­gi­ci aziendali.

Nel pas­sag­gio dal vis­su­to quo­ti­dia­no a que­sti appun­ti, mi muo­ve­rò sfrut­tan­do i cli­ches, ine­vi­ta­bil­men­te sem­pli­fi­can­do, ma per una buo­na cau­sa comu­ne: soste­ne­re l’evoluzione di un siste­ma ter­ri­to­ria­le che è fat­to di sto­rie d’impresa tra il genia­le e l’incredibile e la cui com­pren­sio­ne pas­sa neces­sa­ria­men­te dall’analisi sto­ri­ca e socio eco­no­mi­ca di que­sta ter­ra, oggi più che mai di fron­te ad una irri­nun­cia­bi­le chia­ma­ta ed opportunità.

‘Nde­mo.

Alle origini dell’eccezione

Pur tro­van­do­ci di fron­te ad un’entità viva e rea­le nell’immaginario col­let­ti­vo, dai trat­ti pecu­lia­ri estre­ma­men­te carat­te­riz­za­ti, ten­ta­re una defi­ni­zio­ne di Nord-Est che vada oltre il dato car­to­gra­fi­co è un com­pi­to estre­ma­men­te complesso.

Loco­mo­ti­va indu­stria­le, (ex) Repub­bli­ca Sere­nis­si­ma, spon­da adria­ti­ca del­la Mit­te­leu­ro­pa, Texas d’Italia, fino alla neo­co­sti­tui­ta Repub­bli­ca del Poja­ni­stan sono solo alcu­ni tra i luo­ghi comu­ni uti­liz­za­ti più di fre­quen­te, ognu­no di essi descri­ven­do tra il serio ed il face­to, il nostal­gi­co ed il pro­vo­ca­to­rio, uno dei dif­fe­ren­ti vol­ti del Tri­ve­ne­to, spa­zio dove non vale la leg­ge dei vasi comunicanti.

Sul pia­no stret­ta­men­te fisi­co, ci rife­ria­mo ad una super­fi­cie che com­pren­de alme­no tre regio­ni, di cui due a sta­tu­to spe­cia­le, abi­ta­ta da oltre 6 milio­ni di per­so­ne. Noto­ria­men­te, tra le più capa­ci del pianeta.

Equi­di­stan­te dal­le Alpi e dai ter­ri­to­ri irre­den­ti che rien­tra­no nei nostri con­fi­ni da poco più di un seco­lo, quan­to da Piaz­za San Mar­co, con­cen­tra­to a ridos­so dell’A4 e dell’area pede­mon­ta­na, il deep vene­to che si pre­sta a sined­do­che per gli ste­reo­ti­pi si con­cen­tra nel pen­ta­go­no che rac­chiu­de Pado­va, Vicen­za, Mestre, Tre­vi­so e Bas­sa­no.

Una cro­no­sto­ria sem­pli­fi­ca­ta dell’evoluzione macroe­co­no­mi­ca del pae­se ci per­met­te di iden­ti­fi­ca­re le pecu­lia­ri­tà del Nor­de­st evi­den­zian­do­ne, attra­ver­so le chia­vi inter­pre­ta­ti­ve pre­scel­te, le linee di faglia e gli ele­men­ti carat­te­riz­zan­ti e ricorsivi.

Nel­la fase del boom degli anni ‘50 e ‘60, epo­ca in cui l’eccezionalità di uomi­ni straor­di­na­ri ed illu­mi­na­ti per­mi­se ad una nazio­ne redu­ce dal­la scon­fit­ta bel­li­ca di gene­ra­re con­glo­me­ra­ti indu­stria­li pre­sto com­pe­ti­ti­vi a livel­lo glo­ba­le, in quei set­to­ri che oggi­gior­no defi­ni­rem­mo stra­te­gi­ci (tute­la­bi­li nel qua­dro del­la Gol­den Power) ed atti a gui­da­re il sal­to tec­no­lo­gi­co, il Nor­de­st resta sostan­zial­men­te peri­fe­ri­co rispet­to a que­ste dina­mi­che ed in ritar­do nel suo pro­ces­so di eman­ci­pa­zio­ne dal model­lo agri­co­lo, rap­pre­sen­tan­do al con­tra­rio un baci­no di emi­gra­zio­ne tan­to ver­so l’estero quan­to ver­so l’originale trian­go­lo indu­stria­le. Atto­re ini­zial­men­te subal­ter­no sul pia­no eco­no­mi­co, l’idealtipo vene­to man­ter­rà a lun­go i pan­ni del ser­vi­to­re anche nel­la cul­tu­ra di mas­sa rap­pre­sen­ta­ta dal­la set­ti­ma arte.

L’inversione di ten­den­za e lo scat­to in avan­ti si con­cre­tiz­za­no nei decen­ni suc­ces­si­vi, inin­ter­rot­ta­men­te dai pri­mi anni ’70 alla secon­da metà degli anni ’90.

Il miracolo della reazione

Esa­mi­nan­do i dati eco­no­mi­co-strut­tu­ra­li in ter­mi­ni rela­ti­vi, il Nor­de­st si col­lo­ca rapi­da­men­te ai ver­ti­ci mon­dia­li per svi­lup­po indu­stria­le regi­stran­do tas­si di cre­sci­ta costan­ti com­pa­ra­bi­li a quel­li del­le aree più evo­lu­te del glo­bo. Una per­for­man­ce impres­sio­nan­te in ter­mi­ni di incre­men­to aggre­ga­to di Pil, che ana­liz­za­ta nel­la sua con­ge­ni­ta pol­ve­riz­za­zio­ne dichia­ra fin dai bloc­chi di par­ten­za una alte­ri­tà strut­tu­ra­le rispet­to ai model­li orga­niz­za­ti­vi pro­ta­go­ni­sti del pre­ce­den­te mira­co­lo eco­no­mi­co ori­gi­na­to nei poli indu­stria­li chia­ve del pae­se. Back in the days, in paral­le­lo alla costan­te agroa­li­men­ta­re, l’imprenditoria vene­ta ini­zia a distin­guer­si in clu­ster qua­li l’elettrodomestico, il legno-arre­do, l’industria con­cia­ria, abbi­glia­men­to acces­so­ri ed occhia­le­ria, ore­fi­ce­ria, con­di­zio­na­men­to e refri­ge­ra­zio­ne, in par­ti­co­lar modo nel­la mec­ca­ni­ca di pre­ci­sio­ne e nel­la com­po­nen­ti­sti­ca. Que­sto livel­lo di osser­va­zio­ne dimo­stra quan­to la mor­fo­lo­gia del Nor­de­st fos­se ini­zial­men­te anti­ci­cli­ca rispet­to alle coe­ve dina­mi­che nazio­na­li, ma in anti­ci­po di qua­si mez­zo seco­lo sul­la loro evo­lu­zio­ne gene­ra­liz­za­ta. La scar­si­tà nume­ri­ca di cor­po­ra­tion tri­co­lo­ri ed il ripie­go su un’economia di PMI e micro­di­stret­ti, posi­zio­na­ta negli anel­li inter­me­di del­le cate­ne del valo­re glo­ba­li e fisio­lo­gi­ca­men­te pas­si­ve rispet­to alle evo­lu­zio­ni dei mer­ca­ti ed alle scel­te degli sta­ke­hol­ders, sono oggi rifles­sio­ni ricor­ren­ti di bana­le attua­li­tà. Quel­la regio­ne segna­ta con un pun­to di doman­da geoe­co­no­mi­co che (si nar­ra) lo stes­so cen­tro stu­di del Copa­sir faces­se dif­fi­col­tà a codi­fi­ca­re, in tem­pi non sospet­ti creò l’archetipo del­le azien­de cham­pions pic­co­le e bel­le in peren­ne com­ples­so di infe­rio­ri­tà dimensionale.

La cosid­det­ta rivo­lu­zio­ne del “metal­mez­za­dro” for­nì dun­que un model­lo alter­na­ti­vo rispet­to al siste­ma di Nor­do­ve­st ed agli altri indot­ti cre­sciu­ti a ridos­so del­le gran­di azien­de a par­te­ci­pa­zio­ne sta­ta­le, man­te­nen­do con fie­rez­za l’impianto valo­ria­le di base anco­ra­to ai valo­ri del­la fami­glia, del cul­to per il lavo­ro e dell’autoreferenzialità ter­ri­to­ria­le, in abbi­na­men­to ad uno scet­ti­ci­smo osti­le nei con­fron­ti dell’autorità cen­tra­le e del­la burocrazia.

Più che nel­la cin­tu­ra tori­ne­se, le simi­li­tu­di­ni lun­go lo sti­va­le van­no even­tual­men­te cer­ca­te in alcu­ni trat­ti del­la dor­sa­le adria­ti­ca: l’industria del bian­co, la cal­za­tu­ra o la pro­du­zio­ne di mobi­li tro­va­no pae­sag­gi simi­li nel­le Mar­che o nei distret­ti puglie­si di riferimento.

Nel frat­tem­po gli equi­li­bri geo­po­li­ti­ci cam­bia­no, con essi muta­no gli inte­res­si che sot­ten­do­no alla let­tu­ra ed alla inter­pre­ta­zio­ne del­le map­pe. Disciol­ta la cor­ti­na di fer­ro, inau­gu­ra­to il secon­do tem­po del­la Pax Ame­ri­ca­na con il rebran­ding del­la glo­ba­liz­za­zio­ne, da peri­fe­ria orien­ta­le “zona cusci­net­to” espo­sta al bloc­co sovie­ti­co, il Nor­de­st si risco­pre al cen­tro di un’Europa in fase di allar­ga­men­to. Ed il Trian­go­lo spo­sta il suo asse.

Pro­fes­sio­ni­sti alle­va­ti e cre­sciu­ti nel­le più avan­za­te “scuo­le di mana­ge­ment” in giro per l’Italia scel­go­no di spo­sa­re le loro com­pe­ten­ze con la spre­giu­di­ca­tez­za di impren­di­to­ri corag­gio­si e visio­na­ri: men­tre la galas­sia IRI si sgre­to­la ed il pae­se capi­to­la nel­la Secon­da Repub­bli­ca, il model­lo del Tri­ve­ne­to rag­giun­ge il suo api­ce in ter­mi­ni quan­ti­ta­ti­vi e qua­li­ta­ti­vi, con­ta­mi­nan­do final­men­te le fun­zio­ni di staff — dire­zio­ne Risor­se Uma­ne in pri­mis — con la crea­ti­vi­tà e l’entusiasmo avan­guar­di­sta nati a bor­do mac­chi­na. Glasford par­te­ci­pa a que­sta sta­gio­ne straor­di­na­ria, muo­ven­do i pri­mi pas­si pro­prio da Vicenza.

Il siste­ma regio­na­le si fa dun­que case histo­ry inter­na­zio­na­le, gli indi­ca­to­ri foto­gra­fa­no la pri­ma­zia per livel­lo occu­pa­zio­na­le, qua­li­tà del­la vita e ser­vi­zi socia­li. Nasce un dibat­ti­to sul­la ricet­ta per garan­tir­ne la soste­ni­bi­li­tà, il con­so­li­da­men­to e l’ulteriore evo­lu­zio­ne, indi­can­do le leve neces­sa­rie per tra­sfor­ma­re il mira­co­lo in best prac­ti­ce (pos­si­bil­men­te espor­ta­bi­le nel resto del paese).

Due su tut­te: capa­bi­li­ty finan­zia­ria per soste­ne­re i pro­ces­si di aggre­ga­zio­ne, mana­ge­ria­liz­za­zio­ne ed inter­na­zio­na­liz­za­zio­ne; svi­lup­po del­le infra­strut­tu­re per ade­gua­re la cir­co­la­zio­ne del capi­ta­le uma­no e l’interscambio di idee — pri­ma anco­ra che del­le mer­ci – a cotan­ta aspirazione.

L’equivoco autoreferenziale

Cosa non ha fun­zio­na­to e per­ché non si è con­cre­tiz­za­to quel tan­to auspi­ca­to vola­no “di sca­la e di sco­po”? E’ pos­si­bi­le indi­vi­dua­re del­le piste dif­fe­ren­ti da quel­le già bat­tu­te a livel­lo acca­de­mi­co ed asso­cia­ti­vo per com­pren­de­re come mai, dal­le ambi­zio­ni di un nuo­vo model­lo di com­pe­ti­ti­vi­tà glo­ba­le del made in Ita­ly, ci ritro­via­mo a cele­bra­re nel­la mag­gio­ran­za dei casi un effi­cien­te ed inte­gra­to “arti­gia­na­to indu­stria­le” glo­cal e 4.0?

Come avreb­be sen­ten­zia­to il Gene­ra­le De Gaul­le, “vasto programma”.

A livel­lo macro­sco­pi­co, è innan­zi­tut­to neces­sa­rio rico­no­sce­re che l’accesso a set­to­ri stra­te­gi­ci come Dife­sa, Ener­gia, Tra­spor­ti o Comu­ni­ca­zio­ni neces­si­ta per for­za di cose l’appoggio coor­di­na­to di una con­tro­par­te poli­ti­ca gover­na­ti­va con­sa­pe­vo­le di se stes­sa, degli inte­res­si del­la nazio­ne e del­la sua col­lo­ca­zio­ne nell’agone inter­na­zio­na­le. Una gui­da che defi­ni­sca le linee ros­se da segui­re ed inter­pre­ti la dimen­sio­ne eco­no­mi­ca del Pae­se come un suo stru­men­to di affer­ma­zio­ne. Inte­stan­do­se­ne una pia­ni­fi­ca­zio­ne stra­te­gi­ca di lun­go rag­gio degna di que­sto nome. Per ulte­rio­ri infor­ma­zio­ni cito­fo­na­re al Mini­stè­re de l’E­co­no­mie et des Finan­ces: iro­nia del­la sor­te, dal­le Dolo­mi­ti al Gol­fo di Trie­ste l’atteggiamento oltral­pi­no negli affai­res Luxot­ti­ca e Fin­can­tie­ri ci dimo­stra qua­le sia la tat­ti­ca ricor­ren­te del nostro part­ner euro­peo nell’affrontare le que­stio­ni dav­ve­ro importanti.

In defi­ni­ti­va, per usci­re dal mare nostrum e sol­ca­re gli ocea­ni in sicu­rez­za non basta pre­si­dia­re com­mer­cial­men­te l’export diver­si­fi­can­do i mer­ca­ti di sboc­co, inve­sti­re costan­te­men­te in R&D, pun­ta­re alla soste­ni­bi­li­tà o dotar­si di strut­tu­re cor­po­ra­te.

E’ neces­sa­ria l’intelligence.

La magi­stra­le inter­pre­ta­zio­ne di Favi­no in Ham­ma­met e la serie di suc­ces­so 1992 con Accor­si sono entram­be espres­sio­ni di un dolo­ro­so ed irri­sol­to sen­ti­re comu­ne. Lun­gi da qua­lun­que giu­di­zio di meri­to, in coda per l’ennesimo pro­ces­so di “paci­fi­ca­zio­ne nazio­na­le”, in que­sta sede ci inte­res­sa con­sta­ta­re che nel­la fase di pas­sag­gio tra secon­do e ter­zo mil­len­nio, tra Lira ed Euro, con il qua­dran­te euro­peo post guer­ra fred­da in cer­ca di un nuo­vo equi­li­brio, ci sia­mo tro­va­ti sprov­vi­sti di quel­la gene­ra­zio­ne di sta­ti­sti bipar­ti­zan capa­ce di distin­gue­re la gram­ma­ti­ca del­la poli­ti­ca inter­na da quel­la del­la poli­ti­ca este­ra, abi­tua­ta ad una rela­zio­ne sim­me­tri­ca guar­dan­do negli occhi i pari gra­do del­le can­cel­le­rie este­re, abi­le nel ricer­ca­re e magni­fi­ca­re pro domo nostra qua­lun­que spa­zio di mano­vra ed auto­no­mia ci fos­se con­ces­sa dal­la con­trap­po­si­zio­ne East VS West. Nel­lo spe­ci­fi­co, rita­glian­do­ci una sfe­ra d’influenza lun­go spon­de del medi­ter­ra­neo meri­dio­na­le e nel qua­dran­te bal­ca­ni­co. Il Pen­ta­par­ti­to non era un gover­no tec­ni­co del­le lar­ghe inte­se.

Suc­ces­si­va­men­te, con il dibat­ti­to par­ti­ti­co nazio­na­le impe­gna­to nel mup­pet show dei buo­ni e cat­ti­vi, le ope­re infra­strut­tu­ra­li ed i can­tie­ri in ritar­do cro­ni­co e gli isti­tu­ti di cre­di­to loca­li tri­ste­men­te pro­ta­go­ni­sti del­le pagi­ne di cro­na­ca giu­di­zia­ria, l’imprenditoria del Nor­de­st affron­ta l’internazionalizzazione facen­do affi­da­men­to sul­le pro­prie ener­gie e spin­ta dal­lo spon­ta­nei­smo avven­tu­rie­ro che la con­trad­di­stin­gue: in mol­ti casi met­ten­do in discus­sio­ne le logi­che di ieri per pene­tra­re nuo­vi mer­ca­ti inve­sten­do in risor­se e capi­ta­le uma­no, rac­co­glien­do epi­so­di di suc­ces­so ed oppor­tu­ni­tà di matu­ra­zio­ne per i cor­pi azien­da­li nel­la loro tota­li­tà, in alcu­ni altri limi­tan­do­si ad ope­ra­zio­ni di delo­ca­liz­za­zio­ne det­ta­te da fina­li­tà stret­ta­men­te opportunistiche.

Facen­do i con­ti alla fine, osser­van­do il ran­king del­le azien­de del ter­ri­to­rio per fat­tu­ra­to nel cor­so degli ulti­mi ven­ti anni, ci accor­gia­mo di due cose.

In pri­mis la man­ca­ta appli­ca­zio­ne del­la teo­ria del­la cir­co­la­zio­ne del­le eli­tes di Pare­to: sal­vo le neces­sa­rie ecce­zio­ni, nel­le posi­zio­ni di ver­ti­ce con­so­li­da­no la loro lea­der­ship i nomi e cogno­mi pro­ta­go­ni­sti del mira­co­lo di cui sopra, man­te­nen­do un sostan­zia­le distac­co quan­ti­ta­ti­vo da even­tua­li nuo­vi pre­ten­den­ti al podio.

La secon­da evi­den­za non neces­si­ta di teo­re­mi: nes­sun vuo­to (di pote­re) resta vuo­to trop­po a lun­go. Ad occu­pa­re quel­lo spa­zio e i rela­ti­vi posti in clas­si­fi­ca han­no con­cor­so azien­de stra­nie­re, in alcu­ni casi attra­ver­so pro­ces­si di acqui­si­zio­ne, in altri attra­ver­so le sub­si­dia­ries ita­lia­ne con HQ nel Nor­de­st – in que­sto sen­so va cita­ta la pre­di­le­zio­ne cul­tu­ra­le e logi­sti­ca rico­no­sciu­ta dal­le azien­de tede­sche a Vero­na, che tra gli altri ospi­ta due dei prin­ci­pa­li food retai­ler mon­dia­li ed il mar­chio che dà il nome al più impor­tan­te car maker del pianeta.

Dan­do­ne una inter­pre­ta­zio­ne geo­po­li­ti­ca, se l’espansionismo fran­ce­se dimo­stra di pre­di­li­ge­re le high street com­pa­nies pun­tan­do sull’impatto psi­co­lo­gi­co del pre­sti­gio del brand (fashion & food), quel­lo teu­to­ni­co pre­mia la tec­no­lo­gia ed il posi­zio­na­men­to stra­te­gi­co nel­le cate­ne del valo­re di rife­ri­men­to per l’industria dome­sti­ca. Nel caso di un seg­men­to chia­ve come quel­lo dell’HVAC/R i colos­si che ne par­te­ci­pa­no alla spar­ti­zio­ne par­la­no ame­ri­ca­no, giap­po­ne­se, fran­ce­se, olan­de­se, cine­se, fin­lan­de­se e sve­de­se, spa­zian­do dal cuo­re del Friu­li alla bas­sa vero­ne­se, dall’area tra Bas­sa­no e Fel­tre alla peri­fe­ria di Padova.

Per un’analisi com­pa­ra­ti­va né la Mila­no da bere dei ram­pan­ti 80s né la sua ver­sio­ne da metro­po­li euro­pea post Expo ci aiu­ta­no: occor­re guar­da­re dall’altra spon­da del Po e doman­dar­si cosa ha reso pre­mi­nen­te il ver­ti­ce meri­dio­na­le del nuo­vo trian­go­lo indu­stria­le, tan­to da indur­re i gior­na­li­sti a par­la­re di “sor­pas­so emiliano”.

Ci chie­dia­mo se quel siste­ma coo­pe­ra­ti­vo che nei decen­ni del­l’i­deo­lo­gia può aver rap­pre­sen­ta­to un vin­co­lo al libe­ro svi­lup­po d’im­pre­sa, a poste­rio­ri pos­sa attri­buir­si il meri­to di aver dif­fu­so uno sti­le di mana­ge­ment vota­to all’efficienza ed alla pro­gram­ma­zio­ne, imper­so­na­to dal mito di una mac­chi­na orga­niz­za­ti­va per­fet­ta­men­te fun­zio­nan­te a tut­ti i livel­li, tra­smis­si­bi­le a cen­ti­na­ia di qua­dri attra­ver­so un olia­to mec­ca­ni­smo di dele­ga e controllo.

For­se que­ste cate­go­rie di pen­sie­ro, mutua­te dal poli­ti­co alla Motor Val­ley lun­go i distret­ti del food, del pac­ka­ging, del phar­ma, del tes­si­le e del­la mec­ca­ni­ca di pre­ci­sio­ne, inner­va­no un tela­io ter­ri­to­ria­le già edu­ca­to a pro­iet­tar­si ver­so l’e­ster­no come Col­let­ti­vi­tà, per­ché pla­sma­to da una peda­go­gia poli­ti­ca di matri­ce uni­ver­sa­li­sti­ca? Para­fra­san­do Luca­rel­li e Ton­di­ni, “cit­tà d’arte e distret­ti indu­stria­li, le spiag­ge del­le rivie­re che pul­sa­no sia di gior­no che di not­te, e spes­so sol­tan­to una stra­da o una fer­ro­via a sepa­ra­re tut­to que­sto… e noi le vivia­mo tut­te que­ste cose, nel­lo stes­so momen­to, per­ché sia­mo gen­te che lavo­ra a Bolo­gna, dor­me a Mode­na, e va a bal­la­re a Rimi­ni, e tut­to ci sem­bra comun­que la stes­sa cit­tà che si chia­ma Emi­lia Romagna.”

Nel­la regio­ne che riu­scì ad indu­stria­liz­za­re il com­par­to turi­sti­co, inven­tan­do un model­lo di busi­ness fon­da­to sull’inno­va­tion in hospi­ta­li­ty e sull’efficienza dei ser­vi­zi in bar­ba ai pano­ra­mi o alla bel­lez­za dei fon­da­li, non è sta­to dif­fi­ci­le per la Rivie­ra con­ta­mi­na­re l’entroterra mani­fat­tu­rie­ro con la cul­tu­ra dell’apertura e dell’accoglienza.

Del resto il man­tra pub­bli­ci­ta­rio ci ricor­da da oltre trent’anni che dove c’è un piat­to di pasta c’è casa, la comu­ni­tà è più gran­de (ed impor­tan­te) di un super­mer­ca­to: L’Emilia acco­glie tut­ti alla sua tavo­la per fare business.

Una via Emi­lia con­tro tan­ti cam­pa­ni­li e trop­po campanilismo.

Ma a poco più di un’ora di distan­za, risa­len­do lun­go l’Autobrennero, qual­cu­no ha già rac­col­to il tova­glio­lo di sfi­da supe­ran­do la soglia psi­co­lo­gi­ca del mez­zo miliar­do di fat­tu­ra­to con­qui­stan­do gli Sta­ti Uni­ti con il sor­ri­so ed i tortellini.

Un mito in trasformazione

Allo­ra come si riparte?

Come nel­la miglio­re tra­di­zio­ne resi­lien­te, sia­mo già ripar­ti­ti. Ini­zian­do a tra­sfor­ma­re in oppor­tu­ni­tà di cre­sci­ta i pre­sun­ti ele­men­ti di debolezza.

Nell’era del­la digi­tal disrup­tion e del­lo stra­vol­gi­men­to sem­pre più velo­ce dei model­li di go to mar­ket, un ter­ri­to­rio così diver­si­fi­ca­to per varie­tà di distret­ti e spe­cia­liz­za­zio­ni di pro­dot­to sta garan­ten­do inte­ra­zio­ni vir­tuo­se rap­pre­sen­tan­do un labo­ra­to­rio per­ma­nen­te per l’innovazione.

Paral­le­la­men­te, la stret­ta pros­si­mi­tà di azien­de a gui­da impren­di­to­ria­le, impre­se mul­ti­na­zio­na­li e real­tà par­te­ci­pa­te da inve­sti­to­ri isti­tu­zio­na­li qua­li­fi­ca­ti, per­met­te il con­fron­to e sti­mo­la la con­ta­mi­na­zio­ne tra model­li di gover­nan­ce e poli­ti­che gestio­na­li dif­fe­ren­ti, pro­ces­si di crea­zio­ne del valo­re ete­ro­ge­nei, gene­ran­do un inter­scam­bio vir­tuo­so di idee e sto­rie di vita d’impresa dif­fi­cil­men­te repli­ca­bi­le altrove.

Ad esem­pio il com­par­to far­ma­ceu­ti­co loca­le, reso ancor più stra­te­gi­co dal­la pan­de­mia glo­ba­le, rap­pre­sen­ta esem­pla­re dimo­stra­zio­ne di que­sto con­nu­bio gra­zie alla com­pre­sen­za di cen­tri di ricer­ca, uni­tà pro­dut­ti­ve di pre­sti­gio­se real­tà stra­nie­re ed inno­va­ti­ve impre­se loca­li a loro vol­ta sem­pre più glo­ba­li e performanti.

Cre­do che il con­tri­bu­to di chi ope­ra nel­la con­su­len­za orga­niz­za­ti­va risul­ti ingre­dien­te chia­ve di que­sta alchi­mia, favo­ren­do il dia­lo­go e sti­mo­lan­do la coo­pe­ra­zio­ne soli­da­le tra i tan­ti atto­ri coin­vol­ti. Sor­ri­do quan­do mi si dice che sono un head hun­ter fuo­ri dagli sche­mi, ma è così che noi di Glasford vivia­mo la nostra mis­sio­ne: la capa­ci­tà di valo­riz­za­re le dif­fe­ren­ze traen­do­ne una sin­te­si ed una visio­ne stra­te­gi­ca a bene­fi­cio dell’evoluzione e del­la com­pe­ti­ti­vi­tà del ter­ri­to­rio, pas­sa per la pie­na eman­ci­pa­zio­ne del nostro capi­ta­le uma­no la cui ric­chez­za va por­ta­ta a siste­ma ed esaltata.

Al con­tem­po la viva­ci­tà del­le ini­zia­ti­ve pro­mos­se da net­work e asso­cia­zio­ni di pro­fes­sio­ni­sti come AIDP o ANDAF, la spin­ta del­le sezio­ni gio­va­ni­li del­le ter­ri­to­ria­li di Con­fin­du­stria ver­so i pro­ces­si di inte­gra­zio­ne dimo­stra­no la chia­ra volon­tà del­la futu­ra clas­se diri­gen­te del Nor­de­st di abban­do­na­re l’introversione per segui­re ambi­zio­ni di ben altro respi­ro. Per far sen­ti­re più for­te la pro­pria voce oltre il ter­ri­to­rio ed accre­di­tar­si alla gui­da del­le pro­prie azien­de con mag­gio­re corag­gio, por­tan­do a bor­do i col­la­bo­ra­to­ri di ieri e di doma­ni coin­vol­gen­do­li in una visio­ne del futu­ro che tra­ghet­ti il fami­ge­ra­to pas­sag­gio generazionale.

Come non cita­re l’emblematica nuo­va vita del Por­to di Trie­ste, assun­to ormai ad esem­pio di eccel­len­za gestio­na­le e pun­to di rife­ri­men­to del dibat­ti­to sul­la logi­sti­ca a livel­lo mon­dia­le, gra­zie alla tena­ce lun­gi­mi­ran­za di un Mana­ger vero­ne­se adot­ta­to e dife­so a furor di popo­lo dal­la comu­ni­tà giu­lia­na. Uti­liz­zan­do quel­la visi­bi­li­tà geo­po­li­ti­ca dovu­ta all’espansione del­le Vie del­la Seta lun­go le rot­te euro­pee, sapen­do tra­dur­la in inve­sti­men­ti e pro­get­tua­li­tà, cre­sci­ta occu­pa­zio­na­le, giun­gen­do all’accordo che con­ver­ti­rà la sco­mo­da “Ilva del Tri­ve­ne­to” in una nuo­va piat­ta­for­ma logi­sti­ca ed hub fer­ro­via­rio che con­so­li­de­ran­no la piat­ta­for­ma al cen­tro del siste­ma di col­le­ga­men­to euroasiatico.

Per­ché com­pie­re una scel­ta di cam­po tra cul­tu­ra mani­fat­tu­rie­ra con­ti­nen­ta­le e natu­ra­le voca­zio­ne marit­ti­ma, quan­do potrem­mo espri­mer­ci pie­na­men­te in entram­be le esten­sio­ni magni­fi­can­do le nostre poten­zia­li­tà al quadrato?

Se Roma non se ne inte­res­sa, poco importa.

La sta­gio­ne del­le riven­di­ca­zio­ni per le man­ca­te atten­zio­ni, l’asimmetria fisca­le, l’inefficienza del­la buro­cra­zia cen­tra­le e tut­te le com­pren­si­bi­li ragio­ni che han­no sostan­zia­to la nar­ra­zio­ne del Nor­de­st iden­ti­ta­rio negli ulti­mi decen­ni, va archi­via­ta per­ché mani­fe­sta­ta­men­te infrut­tuo­sa, pog­gian­do la sua reto­ri­ca su un prin­ci­pio di subor­di­na­zio­ne ab ori­gi­ne.

Urge dotar­si del­la magni­tu­do di un nuo­vo mito per trai­na­re la rea­liz­za­zio­ne di un sogno, un mito che tra­scen­da gli inte­res­si stret­ta­men­te regio­na­li e le logi­che auto­re­fe­ren­zia­li, che ambi­sca a ripor­ta­re l’attenzione e gli occhi del mon­do sul­l’u­ni­ver­sa­li­tà che que­sta macro­re­gio­ne può rappresentare.

Va ribal­ta­to l’equivoco indi­pen­den­ti­sta, per­ché pro­iet­ta­to al minu­sco­lo, per inte­star­si al con­tra­rio una supe­rio­re respon­sa­bi­li­tà che riem­pia di meri­to­cra­zia e moder­ni­tà un diver­so para­dig­ma nazio­na­le del fare bene e insieme.

E’ la pro­va del­la matu­ri­tà tan­to atte­sa quan­to ine­vi­ta­bi­le, il pas­sag­gio gene­ra­zio­na­le di un ter­ri­to­rio e del­la sua clas­se dirigente.

Ricor­dia­mo le paro­le del com­pian­to Gian­ni de Miche­lis rivol­te ad uno dei mini­stri vene­ti di recen­te nomi­na nel momen­to del suo esor­dio in poli­ti­ca: “Vuoi far­la? Allo­ra stu­dia come fun­zio­na il polo indu­stria­le di Mar­ghe­ra, stu­dia il piom­bo, lo zin­co, l’al­lu­mi­nio, la can­tie­ri­sti­ca, impa­ra i cicli pro­dut­ti­vi, stu­dia i mer­ca­ti, i lavo­ra­to­ri, le rela­zio­ni sin­da­ca­li, i con­flit­ti, per­ché da lì par­te la politica”.

La nostra parte

Que­sti appun­ti con­di­vi­si oggi con voi sono il frut­to di un’eredità pro­fes­sio­na­le com­piu­ta nel cor­so degli anni attra­ver­so il con­fron­to con ammi­ni­stra­to­ri dele­ga­ti, uomi­ni di impre­sa e mana­ger che ogni gior­no deci­do­no e crea­no valo­re in un ter­ri­to­rio in cui mi rico­no­sco e mi iden­ti­fi­co, per­ché ho avu­to la pos­si­bi­li­tà di ade­rir­vi per scelta.

E’ un con­fron­to che attec­chi­sce nel cam­po di mia com­pe­ten­za, alle ana­li­si geo­po­li­ti­che e socioe­co­no­mi­che si uni­sco­no quin­di quel­le di mestie­re in Glasford: Tri­di­men­sio­na­li­tà e Co-pro­get­ta­zio­ne sono le due diret­tri­ci lun­go le qua­li ci muo­via­mo per esplo­ra­re i mer­ca­ti, cono­sce­re a fon­do le impre­se e crea­re una rela­zio­ne di reci­pro­ci­tà e fidu­cia, con­so­li­da­ta nel tempo.

Rileg­gen­do que­sti appun­ti e pen­san­do ad un futu­ro da costrui­re insie­me riten­go che, oggi più che mai, la clas­se diri­gen­te deb­ba gui­da­re una ulte­rio­re tra­sfor­ma­zio­ne del Nor­de­st, dise­gnan­do ed infor­man­do orga­niz­za­zio­ni a misu­ra dei pro­pri valo­ri, dosa­ti sag­gia­men­te con capi­ta­le umano.

Nel far que­sto, la capa­ci­tà di lavo­ra­re in part­ner­ship con e tra azien­de, per­so­ne, isti­tu­zio­ni, non potrà che favo­ri­re la cre­sci­ta vir­tuo­sa dell’intero sistema.

Tre anni fa ho abbrac­cia­to il pro­get­to Glasford anche per il comu­ne sen­ti­re con que­sto Cre­do azien­da­le. Noi sia­mo con­vin­ti sia que­sta la leva per con­tri­bui­re ad un nuo­vo mira­co­lo eco­no­mi­co e quo­ti­dia­na­men­te ci impe­gnia­mo nel per­cor­so di Peo­ple Disco­ve­ry, anche a rischio – con gio­ia ed auda­cia – di ride­fi­ni­re la seman­ti­ca dell’exe­cu­ti­ve search

Mar­co Ali­ci Bion­di, Asso­cia­te Part­ner Glasford Inter­na­tio­nal Italy

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